IL METODO FELDENKRAIS

Ciò che mi interessa perseguire è la flessibilità della mente, più che quella del corpo… Riconsegnare l’individuo alla propria dignità personale.

M. Feldenkrais

 

Identifichiamo il Metodo Feldenkrais come sistema di apprendimento organico.

Tale definizione sintetica può condurre a due possibili orizzonti di lettura, entrambi validi e che agiscono in sinergia:

1.Il corpo impara perché immerso in un sistema di apprendimento: con il Metodo Feldenkrais, infatti, il corpo impara a muoversi meglio.

C’è una memoria motoria insita in ogni corpo, che ha imparato a camminare a partire dai primi movimenti da neonato, rotolando sulla pancia, dalla pancia alla schiena, ad esempio – quando la mamma è nei paraggi, girandosi a cercare la fonte di cibo e amore –, strisciando, gattonando e in chissà in quanti altri modi e organizzazioni di sé prima di alzarsi in piedi e camminare! (Sicuramente, sappiamo che sono esplorazioni che durano almeno un anno di vita, per la maggioranza degli individui). Una volta in piedi, il bipede umano può vivere la sua infanzia e adolescenza imparando nuovi movimenti con il proprio corpo… Almeno fino all’età adulta! Tale repertorio di organizzazioni e movimenti, infatti, raramente viene rinnovato a partire dall’età adulta, che tristemente si configura per i più come luogo/zona di mera ripetizione delle azioni e adeguamento dell’individuo alla società. (Così, imparare a suonare uno strumento oppure praticare uno sport nuovo, o ancora iscriversi a un corso di ballo possono rappresentare per l’adulto una vera sfida).

Attraverso movimenti semplici e poco usuali, il Metodo riconduce l’individuo ancora, e nuovamente, dentro i processi di apprendimento, proponendo nuove e diversificate esplorazioni di movimento.

2. Dalla visuale opposta, invece, è l’apprendimento stesso a comportarsi come un sistema ‘incorporato’, per così dire, ossia prende vita attraverso il corpo e le sue organizzazioni nel mondo (cioè ‘il dove-come-quando-cosa-perché’ impariamo).
Un corpo vivo, sempre in movimento – anche nella stabilità reso flessibile dalla respirazione e/o dall’organizzazione delle parti – diventa nell’ottica Feldenkrais una potenziale fucina di novità e nuovi comportamenti.
A commento di questa ulteriore prospettiva✼, è chiamato in causa il sapere odierno di orientamento scientifico: in origine, senza l’organizzazione del movimento, il bambino non giungerebbe neppure a pensare… Apprendere nuovi “pensieri, sentimenti, sensazioni e movimenti”✼✼ ed esplorare con il corpo sono fondamentalmente connessi.

Nato dal genio di Moshe Feldenkrais (1904-84), dottore in fisica applicata alla Sorbona nel 1928 e cintura nera di Judo in Europa nel 1936, per menzionare solo due momenti salienti del suo originale percorso (v. a lato cenni biografici), il Metodo si fonda sull’idea, sostenuta su basi scientifiche, che ognuno possa in qualunque momento migliorare il proprio modo di muoversi – e, di conseguenza, la qualità della propria vita – per mezzo della consapevolezza dei cambiamenti dell’immagine di sé. L’immagine di sé, la cui percezione viene esercitata attraverso l’approfondimento della sensibilità cinestestica, è mutevole, sia che riguardi il corpo intero sia le singole parti, e cambia attraverso il susseguirsi di momenti di consapevolezza relativi all’orientamento nello spazio (cioè l’essere sdraiati, seduti, in piedi su due piedi, in piedi su un piede, tra gli altri) oppure a come si è organizzati per compiere le azioni della vita quotidiana, a partire da quelle fondamentali come camminare, stare seduti, prendere qualcosa (da neonati, già guardare, succhiare, rotolare pancia-schiena-pancia), fino alle più complesse (suonare, praticare uno sport, danzare, tra le tante).

Sulla qualità e la possibilità di interagire con questi momenti di consapevolezza si fonda la pratica del Metodo Feldenkrais.

 

Un cambiamento fondamentale nella corteccia motoria ha effetti paralleli nel pensiero e nel sentimento.

 

La scientificità del Metodo è indagata da Moshe Feldenkrais sin dal suo concepimento, negli scritti e nella pratica (o, si potrebbe dire, viceversa, dato che il Metodo nasce esperienziale): oggi, la sua natura scientifica è avvalorata dai progressi delle neuroscienze, in affermazioni come quella essenziale de il cervello è plastico, ossia modificabile dall’esperienza, a tutte le età della vita✼✼✼.

Il Metodo viene appreso/insegnato in due modalità (v. pagina ‘Il Metodo in IF e CAM’):

la lezione di gruppo (CAM, Consapevolezza Attraverso il Movimento®) Sequenze di movimenti guidate con la voce che la persona esegue rimanendo in ascolto delle singole parti coinvolte e delle sensazioni che da esse nascono.

la seduta individuale (IF, Integrazione Funzionale®) I movimenti vengono guidati con il tocco delle mani dell’insegnante: si esplorano movimenti noti e meno noti legati al momento, all’abitudine o ad una esigenza specifica, così che la persona possa integrarli in movimenti meglio organizzati.

In entrambe le modalità, i movimenti si sviluppano senza correzione ma valorizzando ciò che è disponibile, creando un ambiente favorevole all’apprendimento.

Attraverso le esperienze motorie e di consapevolezza il corpo cambia e sperimenta nuove condizioni di benessere. Qualsiasi attività si svolga in seguito alla pratica di IF e/o CAM risulterà più coordinata, precisa e meglio organizzata.


Per approfondimenti su questa prospettiva, v. il concetto di Embodiment, che indaga il ruolo essenziale dei processi senso-motori e corporei nei processi percettivi e cognitivi.

✼✼Dal libro di Moshe Feldenkrais ‘Conoscersi attraverso il movimento’ (1949).

✼✼✼Qui il concetto di riferimento è quello della Neuroplasticità.