Homo Awarness, l’uomo della consapevolezza

Areoflorale-IIOK

Aéroflorale II

Il 16 maggio 2013, uno strabiliante mezzo di locomozione di nome AÉROFLORALE II è atterrato in Piazza Castello, nel centro di Torino. Quel mattino, di fronte alla macchina mirabolante, ho subito pensato allo zampino di qualche artista… un evento mediatico così raffinato – può sembrare incredibile, ma tutta la potenza necessaria per far volare la nave viene dalle piante a bordo – reca sovente il segno di antenne extra-sensibili.

E, infatti, scopro che dietro all’ideazione e realizzazione dell’aeromobile/astronave ‘antica’ (e suppongo, pure, alle affascinanti immagini concepite per la comunicazione dell’evento, come questa scimmia uomo eretta che domina la notte – foto in alto – da un albero, uomo-animale fusi in reciproco arricchimento), c’è la compagnia di teatranti e tecnici La Machine di Nantes.
Cosa c’entra tutto questo con il Metodo Feldenkrais®?

Va detto che, documentandomi per scrivere questo articolo, ho scoperto cose molto interessanti avvenute attorno a quell’aeromobile, nei giorni della visita a Torino. Ma ciò che interessa ora è quell’immagine, ossia la navicella siffatta, con la veste antica e futuribile assieme: mi ha subito parlato di una umanità che ancora non esiste – esisterà mai? – ma di cui forse tutti conserviamo dentro un’immagine, in qualche modo. Una specie umana incontaminata, che pare provenire da un modo verbale ignoto – un ‘passato-futuro’, si potrebbe dire.

Questa immagine, visione di umanità che prende vita, mi fa riflettere: se i sopravvissuti a una catastrofe ambientale globale potessero ancora esprimersi dal punto di vista tecnologico… ecco, sì, forse costruirebbero un velivolo siffatto, più velivoli siffatti… – non troppi, però, come ne abbiamo oggi –, per volarci sopra. Nella sua progettazione, e realizzazione, ritrovo tracce della più squisita qualità dell’umano, tanto utile quanto proficua per la sua stessa esistenza: l’accettazione vibrante e saggia dei limiti come via per la valorizzazione piena delle proprie capacità.

Immagino la vita dell’uomo nuovo che viaggia sull’Aéroflorale II, volando lentamente, prendendosi cura di sé e del mondo. Me lo immagino praticare il feldenkrais: non ogni giorno, senza impegni fissi, così c’è più gusto, prima o dopo le attività agricole naturali, principalmente, ma anche quelle artistiche, sportive, contemplative; immagino le persone diventate abili nell’ascolto di  – non solo artisti extra-sensibili, ma tutti noi –, mentre si affidano e mettono a punto immagini chiare di sé in movimento, che agiscono come guide per stare meglio in piedi, camminando o seduti, percependosi dalla cabina di comando interiore fatta di “emozioni, sensi e abilità creative”.

E sì, perché questo Homo Awarness, come viene a me di chiamarlo immaginandolo come un’evoluzione naturale del Sapiens, avrebbe il potere effettivo di agire come entità unica, finalmente, non individuo separato. E la cosa bellissima, e strabiliante, è che farebbe tutto ciò “non con lo scopo di guadagnare potere su di sé e gli altri”, ma per raggiungere finalmente proprio l’opposto della costrizione, ossia la libertà. L’Homo Feldenkrais, ben oltre le possibilità del Sapiens, eserciterebbe il potere di impersonare ciò che Moshe Feldenkrais intendeva concludendo la parte teorica del suo profetico e rivoluzionario scritto: “Egli comprende che il piccolo mondo e il grande mondo circostante sono un tutt’uno, e che in questa unità egli non è più solo”.

citazioni da Conoscersi attraverso il movimento di M. Feldenkrais

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