Consapevolezza, cambiamenti… e Cc (consapevolezza dei cambiamenti)

In questo articolo vorrei parlare di consapevolezza, di cambiamenti e di consapevolezza dei cambiamenti. Consapevolezza che qualcosa avviene in modo diverso nel corpo e nella mente: mentre muovo un braccio, lentamente e delicatamente, in ascolto di me stessa avverto lo spazio che esiste nelle articolazioni, lo spazio fra i tessuti e le ossa, fra i tessuti e la pelle. Sono cosciente di quello che faccio e sono cosciente di essere cosciente. So che so quello che faccio e posso scegliere quello che faccio, ne ho il tempo.
Per me questa è una grande scoperta: avere il tempo per scegliere di fare o non fare, mentre lo eseguo, un movimento; di andare o non andare in una direzione e di cambiare direzione. Ho il tempo di scegliere, posso scegliere, ho un’alternativa e sono cosciente di averla. Sovente i nostri insegnanti [NdR: del nostro training di formazione] ci dicono di avere fiducia nel Metodo: quando si è pronti le cose cambiano, i cambiamenti affiorano. Dire di voler cambiare, imporsi i cambiamenti, non solo non garantisce che ciò avvenga, ma può, a volte, diventare addirittura controproducente. Una volontà troppo determinata potrebbe essere l’altra faccia della paura; il tendere esclusivamente verso un risultato potrebbe indicare la repressione di desideri profondi che non possono essere disvelati, ma anche una immagine di se stessi frammentata, disarmonica e non organicamente integrata.
Troppa testa, troppi pensieri che governano il corpo, schemi troppo semplificati che appiattiscono le differenze, non colgono sfumature e non sopportano diversità. Seguire le sequenze delle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento affina la sensibilità e permette di mettersi in ascolto e di conoscersi. [NdR: Davvero.] Si impara a conoscersi, ma l’apprendimento non avviene in modo scolastico, bensì in modo organico: è l’essere umano nella sua unità, nella sua totalità, che apprende.
Io sto imparando ad ascoltare me stessa, sto imparando a conoscermi, mi concedo di essere curiosa e mi permetto di porgere l’orecchio anche ai sussurri del mio essere, alle parti bambine che non hanno ancora quasi voce, alla mia femminilità timida che provava vergogna ad esprimersi liberamente. E in questo processo di apprendimento conosco anche ciò che non ho mai voluto vedere o ascoltare di me stessa. Per esempio, la mia voracità, un desiderio di inghiottire tutto, di fagocitare tutto, di assimilare a me stessa gli altri intorno a me; la mia sordità che mi chiude alle parole pronunciate dagli altri e non mi fa sentire quello che non voglio sentire; la mia stessa voce che si incrina, che diventa sottile e debole; la grande paura onnipresente.
cassa_headSecondo Feldenkrais, la paura originaria dell’uomo che ha imparato a stare in piedi è la paura di cadere. Imparare a stare eretti, consentendo al sistema nervoso di seguire il suo organico percorso nel passaggio dalla posizione distesa a quella in piedi, permetterà di acquisire stabilità. Nel Metodo Feldenkrais, questo apprendimento avviene attraverso movimenti reversibili, ed emerge anche ‘alla consapevolezza’ che la stabilità conquistata è una stabilità dinamica sviluppata dal nostro sistema nervoso nel contesto gravitazionale in cui viviamo. Imparando a stare in piedi in questo modo, l’uomo vincerà la sua paura. (29 aprile 2015; Filomena Cancellaro)

2 pensieri su “Consapevolezza, cambiamenti… e Cc (consapevolezza dei cambiamenti)

  1. Grazie Filomena! È stato un piacere leggerti – poi redazionare l’articolo, pubblicarlo. MI sono sentita condurre in luoghi profondi, come ‘balena nelle acque profonde’… O, come canta Vinicio [Capossela, nella dolcissima ‘Le Sirene’ – https://www.youtube.com/watch?v=_HzS5VW1F8U – “chiedi tu, chiedi tu chi sei tu…”]. Io ho percorso di recente un passaggio simile: anche io ho iniziato a sentire il tempo dalla mia parte, la sua ampiezza e sottigliezza di sfumature… e nell’acquisire questo ‘tempo consapevole’, mi sono sentita più stabile, più sicura. Alla prossima! 🙂 Ti abbraccio! (Grazie della tua generosità.)

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